Letterato · 1798 – 1837
Giacomo Leopardi
Il più grande poeta lirico italiano dopo Dante: dalla piccola Recanati, tra malattia e solitudine, cantò l'infinito, la natura e il dolore dell'esistenza con voce universale.
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1798
Nascita a Recanati
Giacomo Leopardi nasce il 29 giugno 1798 a Recanati, nelle Marche pontificie, primogenito di una nobile famiglia in declino economico. Il padre Monaldo, erudito e conservatore, possiede una ricchissima biblioteca che diventerà il mondo intero del giovane Giacomo.
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1809 11 anni
Lo studio matto e disperatissimo
Fin da bambino si getta in uno 'studio matto e disperatissimo': impara da autodidatta greco, latino, ebraico, filosofia, filologia. A sedici anni ha già un'erudizione da grande studioso, ma la salute e la vista ne escono rovinate per sempre.
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1817 19 anni
Il risveglio e L'infinito
Comincia a scrivere versi propri e a coltivare rare amicizie epistolari. Attorno al 1819 compone L'infinito, il piccolo idillio che è forse la più celebre poesia italiana: dalla siepe che nasconde l'orizzonte, l'immaginazione si apre a spazi e silenzi sconfinati.
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1822 24 anni
La fuga da Recanati
Riesce finalmente a lasciare Recanati per Roma, a lungo sognata: ma la città eterna lo delude profondamente, tra meschinità e vuoto. Comincia una vita errante e difficile tra Roma, Bologna, Milano, Firenze e Pisa, alla ricerca di lavoro e di aria nuova.
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1824 26 anni
Le Operette morali
Scrive le Operette morali, una serie di dialoghi e prose filosofiche di ironia amara e lucidità disperata sulla condizione umana. Il suo 'pessimismo' matura in una visione tragica ma nobilissima: la natura è indifferente, ma resta la dignità del pensiero.
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1831 33 anni
I Canti
Pubblica la raccolta dei Canti, il vertice della sua poesia: A Silvia, Le ricordanze, Il sabato del villaggio, Canto notturno di un pastore errante dell'Asia. Il dolore personale si fa canto universale, di struggente bellezza e musicalità perfetta.
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1837 39 anni
La morte a Napoli
Trascorre gli ultimi anni a Napoli, accudito dall'amico Antonio Ranieri, tra le crisi della malattia. Vi compone La ginestra, testamento poetico di dignità e solidarietà umana di fronte a una natura crudele. Muore il 14 giugno 1837, a soli 38 anni.